No alla fossa comune alla frontiera sud dell’Unione Europea

Il 3 luglio varie organizzazioni europee hanno diffuso una dichiarazione di denuncia sulla situazione catastrofica nel Mediterraneo, che assomiglia sempre di più a una fossa comune alla frontiera sud dellUnione Europea  e sullassoluta meschinità mostrata dai leaders politici nel modo di affrontare tale situazione, visti gli accordi patetici realizzati nel loro ultimo vertice.  Oltre a una lista di 12 misure urgenti da prendere, il testo afferma che lEuropa non può tradire il carattere umanista dei suoi principi fondativi per cedere all’estrema destra razzista e fascista con una politica che torna a criminalizzare lo straniero, il migrante, il diverso e chi è solidale con loro.” (more…)

Pía Figueroa: qualcosa di nuovo sta cercando di emergere

Pía Figueroa ha partecipato al Forum Umanista Europeo, recentemente tenutosi a Madrid, in qualità di relatore alla tavola rotonda “Giornalismo indipendente e attivismo sociale”. Pía è co-direttrice dell’agenzia di stampa internazionale Pressenza, dedicata alle notizie sulla pace e la nonviolenza. Umanista da molto tempo, autrice di numerose monografie e libri.

EHF2018: Qual è la sua impressione del Forum Umanista Europeo? >

FP: Ho l’impressione, tra ieri e oggi, di vivere un momento estremamente paradossale. Ieri abbiamo parlato del numero di volte in cui siamo stati molto vicini a una detonazione nucleare, molto più vicini che in qualsiasi altro momento. D’altro canto, al tavolo dei diritti umani, Antonio Carvallo ha menzionato il numero di inglesi morti negli ultimi anni perché non sono stati in grado di ottenere cure mediche tempestive. Se questo accade in Inghilterra, immaginate quanti saranno in Africa!

Da un lato, abbiamo grandi rischi e i popoli non hanno accesso ai bisogni fondamentali, dall’altro, sono emersi movimenti enormi, che sono riusciti a far partecipare molte persone, cercando la costruzione di una società più giusta e solidale.

In relazione ai media indipendenti, quale ritieni dovrebbe essere il loro ruolo nella trasformazione sociale?

Lo stesso paradosso di cui abbiamo parlato si verifica nei media. Da un lato, assistiamo a un’informazione assolutamente manipolata dalle grandi imprese, dagli interessi economici con le famose fake news, che non sono altro che manipolazioni mediatiche, e, dall’altro, dal 2010 al 2011 si è assistito a un crescente sviluppo dei nuovi media. Ogni piccolo villaggio ha i propri media, la propria radio comunitaria, il proprio sito web, i propri media elettronici, il proprio canale di streaming, milioni di autori hanno un proprio blog, sono media che non vengono manipolati dalle grandi imprese eppure ci sono moltissimi attivisti sociali e amici, partner di strada, a volte anche della stessa ideologia, che aspirano a essere coperti dai media tradizionali e non dai nuovi media indipendenti.

Ho avuto molte conversazioni con i miei amici attivisti e tutti aspirano ad essere coperti dal canale televisivo più pro-sistema al mondo e non dalle nuove agenzie di stampa. Gli addetti stampa dei leader più rivoluzionari inviano i loro comunicati stampa alla CNN, ma non ai media indipendenti. È un paradosso, non crediamo in quei media, tuttavia, ci sono i nostri prestigi. Abbiamo costruito nuovi media che chiamiamo alternativi perché trattiamo le informazioni in modi diversi, siamo fedeli, non modifichiamo una virgola, eppure non abbiamo la credibilità dei media che manipolano tutte le informazioni e non danno spazio a ciò che il giornalista genera nella base sociale.

In questa contraddizione ci muoviamo quotidianamente, per quanto riguarda l’informazione. Finché non cambiamo il modo in cui crediamo, finché non smettiamo di credere nel sistema nella nostra testa, lo manteniamo.

Ora che compiamo 10 anni con Pressenza, ho iniziato a scrivere a grandi amici umanisti di tutti i tempi, chiedendo loro: Sei abbonato a Pressenza? Ricevi le nostre notizie ogni giorno? Mi hanno risposto : “Oh! No, li sostengo finanziariamente, ma non la leggo! Perché, se scrivo quello che penso mi pubblicano?”.

Non è così, parliamo dei movimenti sociali, siamo la voce del nuovo, pubblichiamo le foto che nessun altro pubblica, diamo vita ai sogni di un altro modello di società, non basta essere amici. Iscriviti!

E’ molto difficile essere un’agenzia di stampa per la pace e la nonviolenza in un mondo così violento. Ci piace il dramma, ci piace quel tocco di violenza permanente che vediamo nei media Qual è il cambiamento cui aspiriamo? Aspiriamo a non credere, a generare un’altra storia, a piacerci davvero le notizie non violente, notizie che trattano le informazioni in modo diverso, che il cambiamento culturale avverrà quando i movimenti e i media saranno in grado di comunicare che c’è un altro modo di vivere.

Per me, questa è la costruzione di quest’epoca, la convergenza dei nuovi media con i nuovi movimenti sociali.

Cosa possiamo fare immediatamente?

Su cosa fare subito, mi sembra che tutti noi qui stiamo già lavorando insieme, siamo partner nelle stesse lotte. Pressenza ha una rete di quasi 400 media e movimenti associati e un anno fa, a Barcellona, abbiamo tenuto una conferenza in cui abbiamo deciso di fare quella che sarebbe stata definita una “scatola dei media”, una sorta di luogo dove ogni movimento poteva lasciare l’informazione e ogni media poteva prendere l’informazione, una sorta di agenzia di agenzie.

La mia proposta è di riprendere l’idea di fare della nuova agenzia una sorta di mezzo di collaborazione tra tutti i media indipendenti. Si tratta di unire le forze di fronte a un momento paradossale in cui tutto ciò che è vecchio è più presente di prima, con la sua violenza enorme e ancora il nuovo sta cercando di emergere senza di noi ancora credere abbastanza in esso.

Intervista con Sabine Rubin

Sabine Rubin è una donna impegnata, umanista siloista… Ha lavorato per molti anni per mobilitare le persone intorno a lei in modo che si esprimano, soprattutto a livello politico e sociale a favore di un mondo più umano. Attualmente aderisce al programma di France Insoumise “il futuro in comune” ed è membro dell’Assemblea nazionale francese.

Ha partecipato al Forum Umanista Europeo 2018 in qualità di relatore alla sessione di apertura e alla tavola rotonda “Convergenza sociale e politica”.

EHF2018: Lo slogan del Forum Umanista Europeo 2018 è “Ciò che ci unisce verso la Nazione Umana Universale”. Come risuona in te questa idea?

Sabine Rubin: Perché l’idea della Nazione Umana Universale risuoni in me, devo esprimermi in modo poetico. La parola “nazione” si riferisce infatti ad un sentimento di appartenenza a qualcosa di comune, dico un sentimento perché si tinge di una connotazione emotiva, di familiarità e di questa idea di appartenenza. In verità, mi riconosco principalmente nella nazione francese, che mi è particolarmente familiare per la sua cultura, la sua lingua e la sua storia. Ma se mi metto in un contesto più universale (che corrisponde anche ai valori più belli promossi dalla Francia in certi momenti della sua storia) la Nazione Umana Universale mi obbliga a riconoscere l’umanità di tutti, e a riconoscermi come parte di questa grande famiglia umana.
Perché questa idea possa risuonare, dobbiamo quindi metterci in un reale atteggiamento di apertura verso l’umanità degli altri. Occorre specificare che la Nazione Umana Universale non è semplicemente la nazione di tutti gli esseri umani, ma piuttosto una nazione piena di umanità, cioè dove ogni essere umano considera anche gli altri esseri umani nella loro piena umanità. Ecco perché questa Nazione Umana Universale deve essere fondata su valori umanistici.

Quali elementi, a suo avviso, possono unirci?

Sono proprio i valori umanistici che possono unirci, perché sono universali. Si tratta di non violenza, non discriminazione, solidarietà e libertà. Ora, per tradurre questi valori in azione, vedo solo un’alternativa: trattare gli altri come noi vorremmo essere trattati. Diciamo che questa è una direzione che possiamo dare alle nostre azioni a livello personale e che potrebbe ispirare le relazioni tra le nazioni.

Ho detto prima che questi valori sono universali perché credo che riflettano le profonde aspirazioni degli esseri umani: aprirsi agli altri senza paura; vivere in un mondo senza violenza; sentire un senso di appartenenza e solidarietà con gli altri. Certamente, in questi tempi, dobbiamo cercare profondamente in noi stessi per ricollegarci a queste aspirazioni.

Come si tradurrebbero politicamente questi valori?

Come si tradurrebbe la nonviolenza, la non discriminazione, la solidarietà e la libertà politica? Un programma completo. Se ogni nazione scegliesse questi valori, sarebbero autodeterminati dal popolo, organizzati come popolo, sulla base di una democrazia reale, anche diretta. Queste nazioni autodeterminate lavorerebbero insieme in uno spirito di solidarietà e cooperazione reciproca. È su questa base – e partendo dal basso – che le nazioni si organizzerebbero in una confederazione per una Nazione Umana Universale, in forme organizzative che rispettino la diversità.
E naturalmente, queste nazioni sarebbero non violente così come lo sarebbe la Nazione Umana Universale: sarebbe una nazione senza guerre, senza violenza economica, miseria, fame, e i senzatetto farebbero parte del vecchio mondo. Penso che gli esseri umani, nel profondo della loro coscienza, aspirino a questo.

Dato lo stato di destrutturazione e frammentazione del mondo di oggi, questo può sembrare un’utopia?

Ovviamente, nel contesto attuale, questo è il mondo dell’utopia totale. Ma le utopie di oggi possono diventare la realtà di domani. Si tratta quindi di scelte da compiere, scelte reali. E dobbiamo lavorare per costruire in questa direzione non perché lo dica io, ma perché è una profonda aspirazione di tutti gli esseri umani a vivere in un mondo di pace, e più in generale, in un mondo non violento. Sì, oggi può sembrare un’utopia, ma è proprio l’immagine di cui i popoli hanno bisogno, soprattutto in un momento in cui sono completamente soffocati dalla globalizzazione e dalla standardizzazione del sistema attuale.

Questa Nazione Umana Universale – che può sembrare una semplice espressione dei desideri delle vecchie generazioni – appare già alle nuove generazioni come un orizzonte visibile da una nuova sensibilità.

Un’ultima parola?

In un momento in cui la globalizzazione è resa possibile dai mezzi di comunicazione; in un momento in cui questa globalizzazione è basata sulla competizione, sul dominio e sulla guerra di tutti contro tutti; in un momento in cui questa globalizzazione genera miseria e violenza diffuse, la Nazione Umana Universale può veramente essere un’immagine che permette di offrire una direzione dove possano convergere i diversi popoli del mondo.

Intervista a cura della redazione francese di Pressenza

La forza della femminilità

Al momento è essenziale un impegno globale e sincero per la protezione della vita”

Nel Forum Umanista Europeo svoltosi a Madrid l’11, 12 e 13 maggio, una delle aree tematiche è stata promossa dall’Associazione delle Donne Umaniste per la Nonviolenza. In esso hanno partecipato come oratori; Annabella Coiro, esperta di comunicazione e educazione per la nonviolenza in Italia; Lydienne Nkaleu, presidente del Comitato di Assistenza per le Donne Bisognose in Camerun; Silvia Beatriz González González, promotrice di La Paz y la Noviolencia in Spagna; Nicole Ndongala, R.D. Congo / Spagna, presidente dell’Associazione Karibú, Spagna; Jenny Infante Labrín, esperta in promozione dell’uguaglianza di genere in Spagna; Sudha Reddy, direttore della Fondazione Ecologica per le Alternative Sostenibili dell’India e Carmen Serra Majada, co-fondatrice della Piattaforma dei Contagiati dell’Epatite C, Valladolid.

Durante il forum si è svolto un seminario esperienziale, sono state sintetizzate le conversazioni e i momenti vissuti tra le promotrici e il pubblico presente.

Nell’intervista Encarna Escribano, presidente dell’Associazione Donne Umaniste per la Nonviolenza e moderatrice dell’area tematica, ci parla dell’associazione e ci spiega i progetti emersi e le conclusioni tratte dal Forum Umanista.

Cosa motiva questa iniziativa?

La vita è minacciata e sentiamo la necessità andare avanti per proteggere la vita. Al momento è essenziale un impegno globale e sincero per la protezione della vita.

Come si può proteggere la vita?

Noi realizziamo laboratori che consentono la connessione con il femminile, che è la connessione con la vita. Dopo che il patriarcato ha degradato la femminilità, c’è stata una disconnessione sempre maggiore con la vita e le conseguenze possiamo vedere tutto ciò che sta accadendo oggi: guerre, carestie, sottrazione del cibo, mancanza d’acqua, distruzione della natura…

In contatto con altri gruppi e lavorando in una rete …

Sì, ogni volta vogliamo contattare più associazioni e abbiamo il progetto di creare una rete di movimenti e rendere visibili tutte queste associazioni non violente che già lavorano. Ad esempio, ci sono persone che agiscono ma si trovano isolati, ciò che vogliamo è generare una rete in cui possiamo interconnetterci per rendere visibili tutte queste azioni non violente e sostenere azioni che possono avere un impatto importante. Ad esempio, le donne di Betlemme vivono in un territorio con tre religioni: musulmana, cristiana ed ebraica e ogni anno organizzano una celebrazione la pace. È un’azione esemplare che potrebbe essere maggiormente diffusa.

Dai workshop al Forum Umanista, promuovendo e organizzando…

È vero, abbiamo lavorato perché il tema delle donne fosse un’area tematica del Forum e perché fosse aperta ad altre associazioni di donne che lavorano nella non violenza. È nata cos’ la necessità della rete di reti, abbiamo scoperto che ci sono altre che agiscono in altri luoghi e che non conosciamo.

E quali conclusioni e progetti si sono materializzati nel Forum Umanista nell’area delle Donne per la Nonviolenza?

Pensiamo a un nuovo modello che superi il patriarcato, un nuovo modello che sta già crescendo ed è necessario tenere conto della necessità di cambiare il nostro sistema di valori, sia donne che uomini. È bene capire che dobbiamo prendere il meglio della storia umana e integrare tutto ciò che è valido ai giorni nostri.

Dobbiamo risvegliare la femminilità, sia negli uomini che nelle donne, perché è stata nascosta, abbiamo bisogno di connetterci con essa e smettere di degradarla per poter integrare la storia.

Come progetto immediato proponiamo di avanzare con la rete di reti, interagendo, intercomunicando, supportando altre azioni che vadano nella nostra stessa direzione.

Noi donne abbiamo la forza di muovere il mondo quando agiamo in favore della vita.

Speranza e significato: il Forum Umanista Europeo, Madrid 2018

Articolo di Silvia Swinden per Pressenza

Dove puoi trovare discussioni, persone e proposte diverse come:

~ Il giudice Baltasar Garzón, che ha lavorato instancabilmente per estradare Pinochet dalla protezione di Margret Thatcher per affrontare le accuse di genocidio. ~ Un’attivista rifugiata, Nicole Ndongala, spagnola/congolese, che difende i diritti umani degli immigrati. ~ Un economista argentino, Guillermo Sullings, che presenta i passi verso la Nazione Umana Universale. ~ Un medico contro le armi nucleari, Carlos Umaña, responsabile per il  Costa Rica dell’ICAN. ~ Un attivista per la pace e neuroscienziato neozelandese, Piero P. Giorgi. ~ Un politologo ed economista italiano del Belgio, Riccardo Petrella. ~ Un parlamentare francese dell’Assemblea nazionale per la France Insoumise, l’umanista Sabine Rubin. ~ Un’antropologa sociale e attivista di Convergenza delle Culture, Clara Gomez Placito. ~ La coordinatrice di Pressenza Atene, Marianella Kloka. ~ Mayte Quintanilla, di Madrid, Umanisti per la rendita universale di base.

E questo è solo il dibattito di apertura?

Al Forum Umanista Europeo, ovviamente!

 

Autofinanziato dai partecipanti e dalle organizzazioni collaboratrici, libero da sponsorizzazioni aziendali e dall’influenza delle multinazionali, il Forum, come le sue quattro precedenti edizioni, ha messo in luce il meglio del potenziale umano. Denunciare la violenza e la disumanizzazione non è abbastanza. La psiche umana richiede immagini positive per il futuro, sogni, utopie e progetti per lanciarsi in azioni che possano portare cambiamenti. Questo era il compito e continuerà ad esserlo nel prossimo forum, tra due anni.

Ulteriori workshop e dibattiti hanno visto questa diversità diventare sempre più profonda nei temi e nelle persone. Troppi per menzionarli tutti, si prega di consultare il programma di workshop sul sito del Forum Umanista Europeo .

Tra i visitatori di altri continenti c’era Tomas Hirsch, recentemente eletto parlamentare per il Partito Umanista nella coalizione del Frente Amplio in Cile, che ha portato una parola di speranza per un nuovo tipo di politica partecipativa e umanizzante.

Quindi, cosa abbiamo in comune, ciò che ci unisce, nella nostra Nonviolenza Attiva, Buona Conoscenza, Nuova Spiritualità, Rendita Universale di Base, immagini per il Cambiamento Sociale, Giochi per la Nonviolenza, Educazione, Disarmo Nucleare, Diritti Umani, il trasfondo psicosociale, Migrazioni, Discriminazione – Razziale, Sessuale, qualsiasi tipo – Ecologia, Questioni interculturali, umanizzazione di multinazionali farmaceutiche, Media, Arti, Attivismo femminile, Politica, Tecnologia, Economia, La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza 2.0, tutte questioni molto presenti in diversi dibattiti e seminari di discussione?

 

La Dichiarazione finale contiene lo spirito della nostra esistenza comune: “Abbiamo visto che l’essenza di “ciò che ci unisce” è considerare gli esseri umani come il valore più alto al di sopra del denaro, dello Stato, della religione, dei modelli sociali e dei sistemi. È promuovere la libertà di pensiero. È promuovere la parità di diritti e le pari opportunità per tutti. È riconoscere e incoraggiare la diversità dei costumi e delle culture. È opporsi a ogni discriminazione e consacrare la giusta resistenza a tutte le forme di violenza: fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale”.

 

È un appello all’azione per mettere in moto la rivoluzione nonviolenta, sociale, psicologica e spirituale, che ci porterà alla Nazione Umana Universale.

 

Il Forum si è aperto con poesie in diverse lingue, ecco una traduzione in italiano di una di queste:

“Siamo la vita che è emersa dalle acque.

Siamo il pesce che ha voluto vedere il sole.

Siamo il rettile che ha voluto sentirne il calore.

Siamo il primate che si è sollevato in posizione eretta e ha voluto pensare.

Siamo il primo uomo che ha vinto il timore e si è avvicinato al fuoco sino a dominarlo.

Siamo l’evoluzione e siamo la storia.

Siamo i discendenti degli uomini che tante volte hanno cambiato la propria vita e hanno cambiato il mondo.

Siamo i figli della specie umana. Ce l’abbiamo fatta prima, ce la faremo anche adesso.”

 

Traduzione dallo spagnolo di Mariapaola Boselli

 

Intervista a Tomás Hirsch

Importante intervista a Tomás Hirsch, deputato umanista cileno, durante il Forum Umanista Europeo a Madrid.

Hirsch parla della convergenza e delle alleanze politiche, della crisi della sinistra in Europa, del ruolo dei deputati e delle relazioni con i movimenti sociali.

Di seguito la trascrizione.

Siamo qui con Tomás Hirsch, deputato umanista cileno, e abbiamo una domanda rispetto a ciò che sta accadendo in Europa: vediamo che in Europa stiamo perdendo molta forza, sta scomparendo ciò che era la socialdemocrazia come forza politica, e nello stesso tempo stanno apparendo altre forze, perché si è creato un vuoto. Vuoi commentare questa situazione, cosa ne pensi?

La socialdemocrazia sta scomparendo in Europa e sta scomparendo in America Latina, e per una ragione molto semplice: tra una brutta copia e l’originale, la gente ha preferito l’originale. Dato che la socialdemocrazia ha finito per aprire il cammino (in Cile diciamo pavimentare la strada) alla destra mantenendo il modello neoliberale, persino approfondendolo, con alcuni ritocchi, “umanizzandolo” un poco, alla fine la gente ha votato per la destra, e altri hanno lasciato la socialdemocrazia proprio perché cercano un’alternativa, un cambiamento strutturale profondo. Oggi non è possibile cercare di “migliorare” il modello, “umanizzare” il modello, “ritoccare” il modello: o sei per questo modello neoliberale individualista, o sei per un cambiamento strutturale profondo della società che garantisca diritti alle persone. La socialdemocrazia non è né per uno, né per l’altro. Noi, perlomeno gli umanisti, con altre organizzazioni, stiamo per fare una rivoluzione nel senso buono della parola: cambiare le strutture sociali affinché la cittadinanza abbia diritti e possa vivere degnamente.

Per una forza politica che comprenda, a un certo punto, di non poter produrre da sola un cambiamento importante e debba in qualche modo lavorare con altri, su quali principi deve basarsi per poterlo fare?

Se si lavora con altri è perché si accetta che sono diversi, pertanto bisogna trovare dei punti di convergenza. Noi in Cile lavoriamo con organizzazioni che arrivano da mondi molto diversi: marxista, femminista, ecologista, liberale e certamente umanista. Coincidiamo nel voler costruire un paese più giusto, un paese più democratico, con più diritti per tutti, meno violento, che non concentri il potere, che sappia creare una costituzione democratica. Questi sono stati punti su cui c’è stata convergenza tra tutti, e manteniamo la diversità in molti altri aspetti della società.

Come si può vincolare maggiormente l’attività del politico con la sua rispettiva base sociale, in termini di responsabilità politica?

Credo che effettivamente sia molto facile, come politico, svincolarti dalla base sociale, dal territorio. Quello che io ho visto in questi due mesi è che il parlamento è come un microclima, è come una capsula: ti sconnette, ti isola, potresti stare dentro lì a vita. Per questo credo sia tanto importante tenere il cavo a terra, e capire che il nostro lavoro fondamentale è nel territorio, il rafforzamento dell’organizzazione nel territorio, il vincolo e il lavoro con i movimenti sociali. Non si tratta di rimpiazzare i movimenti sociali, ma di mettersi al loro servizio, che è un altro sguardo, un’altra concezione: come posso essere utile a questi movimenti sociali nel lavoro parlamentare? Come posso dare impulso a progetti di legge che vengano dai movimenti sociali? Come posso aiutarli a rafforzare la loro organizzazione? Come posso collaborare con loro per aprire porte di fronte al potere dello stato? Questo è il lavoro. Credo, francamente, che nel lavoro parlamentare non abbia alcun senso nient’altro, se non lavorare nel territorio con questi movimenti.

In primo luogo tu sei umanista. Da poco, sei un deputato umanista. Da questa prospettiva, ti sembra che sia possibile produrre un cambiamento sociale importante, come deputato?

Credo che non sia possibile produrre un cambio come deputato, credo sia possibile contribuire, come deputato, a un progetto più ampio. Il progetto è di trasformazione sociale, quindi è importante avere gente anche lì dove le leggi si costruiscono, lì dove ci si può mettere d’accordo con altri, lì dove si può fare pressione ai governi, lì dove si può influire sulle municipalità. Quindi sì, credo che abbia molto senso il lavoro come deputato. Proprio oggi sono due mesi, e sono stati molto intensi. Abbiamo presentato, per esempio, un progetto di legge affinché la cittadinanza possa rendere urgenti progetti di legge che sono lì che dormono in parlamento da anni. Abbiamo affrontato il governo su molteplici temi, esigendo informazione per la cittadinanza e la comunità su diverse situazioni che le riguardano. Abbiamo fornito indicazioni su più di 10 progetti di legge che stanno toccando la salute, l’educazione, la casa, il lavoro, la previdenza. Quindi sì, credo che si possano fare cose. Alcune questioni si stanno già convertendo in legge, anche se sappiamo che ci vorrà ancora abbastanza tempo, ma la cosa più importante – insisto – è come costruire con i movimenti sociali, come contribuire a organizzarsi in una società che rafforza e proclama l’individualismo, la frammentazione, il preoccuparsi ognuno per sé. Quindi si tratta di un lavoro misto: il parlamento e il il territorio della comunità.

Molte grazie

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

 

Sguardi diversi su ciò che ci unisce verso la Nazione Umana Universale

La sessione di apertura del Forum Umanista Europeo 2018  si è caratterizzata da momenti di analisi, da diversi punti di vista, sul momento attuale e sulla ricerca di “ciò che ci unisce verso la Nazione Umana Universale“, slogan che ha definito l’interesse principale di questa quinta edizione dei forum umanisti europei.

Grazie al Canale UNED è possibile vedere i video dei vari tavoli di lavoro e i differenti momenti della giornata di apertura.

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Parlamentari di quattro paesi firmano l’impegno per il Trattato di proibizione delle armi nucleari

Sabato 12 maggio deputati di Spagna, Francia, Cile e Argentina hanno firmato l’impegno parlamentare di ICAN a sostegno del Trattato di proibizione delle armi nucleari. Nel 2017 ICAN ha vinto il Premio Nobel per la Pace per gli sforzi compiuti per arrivare al trattato.

L’evento si è svolto nel contesto del Forum Umanista Europeo 2018, come segno di rifiuto della decisione di Donald Trump di non sostenere più l’accordo nucleare con l’Iran. I parlamentari Tomás Hirsch del Partito umanista cileno, Sabine Rubin di France Insoumise, Sergio Pascual di Podemos (Spagna) e Marcos Cleri di Unidad Ciudadana (Argentina) hanno firmato l’impegno, aggiungendo il loro nome a centinaia di altri parlarmentari di 27 paesi.

La firma è avvenuta alla presenza di Carlos Umaña (Coordinatore di ICAN per l’America Latina e i Caraibi) e Aurora Bilbao di IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War), Spagna.

FUE2018 Dichiarazione a sostegno del Popolo Mapuche

Nella sessione finale del Forum umanista europeo 2018 la plenaria ha approvato per acclamazione una Dichiarazione a sostegno del popolo mapuche, che riproduciamo di seguito.

Il deputato cileno Tomás Hirsch, relatore al forum, ha pubblicamente promesso di consegnare questa dichiarazione ai prigionieri Mapuche.

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Giornata di apertura del Forum Umanista Europeo

Più di 500 persone hanno partecipato alla sessione di apertura del FHE2018 grazie all’apertura di altre tre sale oltre a quelle previste all’auditorium della Facoltà di scienze dell’educazione.

Il clima era di gioia per la riunione dn un nuovo forum europeo. L’ultimo era stato a Milano nel 2008.

Oggi ha avuto luogo la sessione di apertura del V Forum Umanista Europeo, 2018. L’apertura si è tenuta nell’auditorium della Facoltà di Scienze della Formazione dell’UNED, con la presenza di persone e organizzazioni di 40 paesi, molti dei quali europei ma anche asiatici, africani e americani. (more…)