I progressi mediatici, i processi migratori, gli spostamenti delle popolazioni a causa dei conflitti nei loro paesi o anche per l’aumento del turismo, mettono gli esseri umani di culture diverse in condizione di essere sempre più in relazione. Questo significa mettere in evidenza le differenze tra una cultura e l’ altra, ma allo stesso tempo ci porta a scoprire “qualcosa di comune” che ci rende uguali, non così facile da descrivere come le differenze ma che ci fa riconoscere qualcosa di profondo e potente che rimpicciolisce le semplici apparenze.

Alcuni preferiscono mettere in evidenza le differenze, e anche se potrebbero guardarle dal lato della diversità, della varietà, della molteplicità che arricchisce… mettono enfasi nel “diverso” come qualcosa di minaccioso, invasivo e usurpatore. Certo potrebbero chiedersi in che modo la propria cultura abbia collaborato o stia collaborando alla sottomissione e al saccheggio di quelle popolazioni a cui oggi nega il destino.

Ma il ri-conoscere gli “altri diversi” fa sì che la ri-conoscenza emerga in “se-stessi”: ri-conoscersi nello stesso dolore, nella stessa sofferenza, nella stessa gioia, negli stessi desideri e speranze… insomma, il contatto con gli altri favorisce il contatto con se stessi, incoraggiando ogni essere umano a ritornare alle domande fondamentali su chi è e dove sta andando.
Ciò è importantissimo in un momento in cui il mondo diventa sempre più disumanizzato, quando le persone smettono di sentire l’essenziale, ma diventano sempre più oggetti, numeri, un ingranaggi del sistema… Improvvisamente l’ incontro e il dialogo con altre culture ci permettono di riscoprire noi stessi come esseri umani.

In questo gruppo di lavoro affronteremo il tema dell’ interculturalità come uno dei segni di questi tempi che ci aiuteranno a comprendere il progresso come valore universale.

Contatto: José Antonio Díaz

Promotori:
Convergencia de las Culturas, Madrid

relatori e moderatori:
Clara Gómez-Plácito
Íñigo Gómez-Plácito

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